Cristiano Leone
Ognuno di noi ha un’affinità, a volte talmente ancestrale da essere inspiegabile, con un paese straniero. Io mi sono sentito francese da quando, adolescente, scoprii Stendhal. Fu l’inizio di una deflagrazione, che mi spinse a voler scoprire tutti gli aspetti della cultura francese.
Giovanissimo studente universitario, arrivai in città con una lingua ancora biascicante, un po’ perso, ma senza esitazioni. All’inizio non è stato sempre facile, ma Parigi ha ricompensato i miei sforzi e il mio entusiasmo con generosità. Vi ho vissuto molti anni, coronando il sogno di lavorare per le due più illustri Università francesi, la Sorbona e Sciences Po Paris, e per la più bella istituzione culturale francese nel mondo: l’Accademia di Francia a Roma, la cui sede, la rinascimentale Villa Medici, sovrasta la nostra capitale e apre le sue porte ai più grandi artisti.
Il mio lavoro di responsabile della programmazione culturale di quest’istituzione plurisecolare mi consente di gettare dei ponti tra la Francia e l’Italia, di confrontarmi con gli artisti più sperimentali di tutti i campi della creatività, dalle arti visive al cinema, passando per la musica elettronica, il design e l’architettura.
Che cos’è per te l’avanguardia?
Un movimento dinamico e costante di rottura, ridefinizione e superamento.
Cos’è per te l’eccellenza?
L’eccellenza non è un risultato, ma un’abitudine.
Cos’è per te l’audacia?
Il motore delle grandi gesta. Come diceva Danton, « de l’audace, encore de l’audace, toujours de l’audace ! »